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@ Manda una mail al sito @                                   Aggiornato 15 lug 2014

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Intervento del 30-10-2012 di Alberto Sciamplicotti

 

Poche righe scritte con il dispiacere di non poter essere a Modena.
Alle spalle venti anni di telemark (o per meglio dire venti anni a
provare a curvare in telemark...) tecnica scelta perchè arrivando dallo
sci di fondo escursionismo sembrava la più logica per poter scendere
pendii sempre più impegnativi a tallone libero e avere
contemporaneamente la possibilità di vagabondare fra valli e vette senza
preferire le une alle altre.


Nel frattempo la tecnica è evoluta, i materiali sono cambiati e l'unica
cosa rimasta uguale è rimasta solo la voglia di andare a vedere cosa c'è
oltre quel colle innevato alla fine della salita.
A sensazione, i numeri di quelli che praticano questa disciplina
sciistica sono cresciuti in questi venti anni. E' stata una crescita
lenta, ma è stata una crescita. Sicuramente non è stata esponenziale
come tante le aziende del settore vorrebbero, ma c'è stata.
Nello stesso periodi di tempo, i materiali proposti per "vagabondare"
sulla neve sci ai piedi sono cambiati anche per la specialità
"concorrente", per lo scialpinismo. Non parlo tanto degli sci, quelli si
è visto che sono praticamente intercambiabili fra le diverse discipline,
quanto per qual che riguarda attacchi e scarponi. L'attacco Dynafit,
l'attacchino, ha saputo dare nuova vita e movimento a un settore che era
statico da sempre e dove sembrava che il peso da mettere sotto i piedi
non potesse essere ridotto pena minore resistenza alle sollecitazioni e
minore efficenza nella risposta degli attrezzi alle richieste motorie
dello sciatore. L'attacco Dynafit ha dimostrato che questo poteva non
essere vero, incrementando in maniera esponenziale la leggerezza del
sistema sci/attacco/scarpone, facendo crescere le velocità di
ascensione, dando il via a un fenomeno, quello delle gare di
scialpinismo, forse lontano dall'essenza di questo sport ma che ha visto
così crescere il numero dei praticanti in modo impensabile.
Allo stesso tempo, per assurdo, il peso della attrezzatura in uso per il
telemark è andato aumentando, arrivando a essere persino più del triplo
di quello che era all'inizio degli anni '90. Sicuramente è cresciuta la
facilità di curvare, ma altrettanto sicuramente è diminuita la
sensibilità dello sciatore e il suo sentire la neve e il pendio. Sci più
facili, più corti e più veloci, hanno imposto attacchi molto più robusti
e scarponi di pari livello. La codifica della didattica ha consentito
che la curva di apprendimento fosse più breve (ricordo che prima, uno
degli slogan di un gruppo di telemark del nord - i talloni liberi
epicurei - era: "se era facile avremmo fatto snowboard") ma anche la
necessità di essere maggiormente presenti sulle piste preparate, dove lo
scotto da pagare per una attrezzatura più pesante sembrava essere più
lieve. Da modo, stile di sci, libero per antonomasia di vagare fra
valli, colli e montagne, il telemark si è ritrovato costretto sulle
piste battute, a sciare su neve "addomesticata" sempre più lontano da
quella viva e ribelle. Adesso se si va su quest'ultima è per la gran
parte solo approfittando dell'ascensore tecnologico degli impianti.
Quanti sono quelli che praticano lo scialpinismo in telemark? Se prima,
gite facili o difficili non credo possa essere una discriminante, si
trattava della totalità di chi sciava con il tallone svincolato, ora, la
mia impressione è che si tratti solo di una bassa percentuale. Per il
resto si scia in pista o vicino alle piste facendo freeride dove il peso
non ha importanza visto che si usano gli impianti per risalire.
La vera crescita di numeri per questa disciplina, che oltre alla gioia
del movimento ha dalla sua l'aumentare la percezione e la sensiblità
dello sciatore, credo arriverà solo quando si torneranno ad avere
materiali perfomanti e soprattutto anche leggeri. E su questo, noi
praticanti, TSE, i promoter credo si possa influire ben poco.
Alberto Sciamplicotti

 

 

 

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